UNA CITTA' DA SOGNARE E UN OBIETTIVO DA REALIZZARE!

Emozioni di corsa

 

Lui e lei - di Antonio Bacci

Lui e lei, all’inizio, erano separati da un Oceano.
Lui era transitato veloce per anni passati come i chilometri di una maratonina: rapidi e con difficoltà crescenti.
Lei aveva vissuto la prima parte della sua esistenza in maniera piuttosto monotona, nella consapevolezza che tutto si sarebbe deciso alla fine, in quell’ultimo giorno.
Lui quella mattina s’era alzato nel cuore della notte chiedendosi, ancora una volta, chi lo costringesse a continuare a sottoporsi a questo genere di tortura.
Lei s’era svegliata ben prima di lui ma non le era pesato. Stava per sorgere l’alba sulla domenica che aveva atteso da una vita.
Tutti e due erano saliti su un camion, diretti verso un parco. Lui, però, era preoccupato per il vento gelido che sferzava la città, lei per niente. Le condizioni climatiche, quella mattina, erano l’ultimo dei suoi problemi. E poi, a livello di temperature, aveva superato ben di peggio.
Lui alla fine aveva cominciato a correre, tra due ali di folla.
Lei quegli incitamenti aveva iniziato a sentirli ancor prima, ma ciò che correva davvero erano i battiti del suo cuore. Non per il ritmo gara ma per l’ansia di sapere, finalmente, come si sarebbe conclusa quella mattinata.
Lui era passato dall’entusiasmo di Brooklyn e del Queen’s a una crisi che avevano portato di diritto la First Avenue, i ponti del Bronx e la Quinta strada sul gradino più alto delle proprie sofferenze.
Per lei, invece, la corsa era passata via uniforme, secondo lo schema che s’era prefissata alla vigilia. Sentiva che nulla, quel giorno, avrebbe potuto sorprenderla, tanta era l’attesa di quel premio finale. La ragione per cui era nata, aveva sofferto e stava per trionfare.
E infine ecco Columbus Circle, la curva a destra, la salitella, il cartello delle ultime 200 yards, l’arco dell’arrivo.
Lui e lei, a quel punto, ancora non si conoscevano, ma la trama dei loro destini aveva già imboccato la direzione che ne avrebbe cambiato le esistenze.
Lei era arrivata prima, lo aveva atteso e soprattutto aveva desiderato da sempre il momento che stava per giungere.
Era lui, però, ora, sorprendentemente, a volerla più di ogni altra cosa.
Lei, spinta dalla forza di un sentimento che l’aveva accompagnata sin dalla nascita, superata proprio all’ultimo da lui e da quella passione scoccata così, all’improvviso, con la forza di un uragano.
E infine l’abbraccio, i flussi naturali delle loro esistenze riuniti in un unico alveo di sudore e passione.
Fuori dalla sofferenza, fuori dal dolore, al riparo di un velo termico e sotto lo skyline più bello del mondo. Finalmente insieme.
Lui, il maratoneta, e lei, la sua medaglia di New York.

Antonio



Lui e lei, all’inizio, erano separati da un Oceano.
Lui era transitato veloce per anni passati come i chilometri di una maratonina: rapidi e con difficoltà crescenti.
Lei aveva vissuto la prima parte della sua esistenza in maniera piuttosto monotona, nella consapevolezza che tutto si sarebbe deciso alla fine, in quell’ultimo giorno.
Lui quella mattina s’era alzato nel cuore della notte chiedendosi, ancora una volta, chi lo costringesse a continuare a sottoporsi a questo genere di tortura.
Lei s’era svegliata ben prima di lui ma non le era pesato. Stava per sorgere l’alba sulla domenica che aveva atteso da una vita.
Tutti e due erano saliti su un camion, diretti verso un parco. Lui, però, era preoccupato per il vento gelido che sferzava la città, lei per niente. Le condizioni climatiche, quella mattina, erano l’ultimo dei suoi problemi. E poi, a livello di temperature, aveva superato ben di peggio.
Lui alla fine aveva cominciato a correre, tra due ali di folla.
Lei quegli incitamenti aveva iniziato a sentirli ancor prima, ma ciò che correva davvero erano i battiti del suo cuore. Non per il ritmo gara ma per l’ansia di sapere, finalmente, come si sarebbe conclusa quella mattinata.
Lui era passato dall’entusiasmo di Brooklyn e del Queen’s a una crisi che avevano portato di diritto la First Avenue, i ponti del Bronx e la Quinta strada sul gradino più alto delle proprie sofferenze.
Per lei, invece, la corsa era passata via uniforme, secondo lo schema che s’era prefissata alla vigilia. Sentiva che nulla, quel giorno, avrebbe potuto sorprenderla, tanta era l’attesa di quel premio finale. La ragione per cui era nata, aveva sofferto e stava per trionfare.
E infine ecco Columbus Circle, la curva a destra, la salitella, il cartello delle ultime 200 yards, l’arco dell’arrivo.
Lui e lei, a quel punto, ancora non si conoscevano, ma la trama dei loro destini aveva già imboccato la direzione che ne avrebbe cambiato le esistenze.
Lei era arrivata prima, lo aveva atteso e soprattutto aveva desiderato da sempre il momento che stava per giungere.
Era lui, però, ora, sorprendentemente, a volerla più di ogni altra cosa.
Lei, spinta dalla forza di un sentimento che l’aveva accompagnata sin dalla nascita, superata proprio all’ultimo da lui e da quella passione scoccata così, all’improvviso, con la forza di un uragano.
E infine l’abbraccio, i flussi naturali delle loro esistenze riuniti in un unico alveo di sudore e passione.
Fuori dalla sofferenza, fuori dal dolore, al riparo di un velo termico e sotto lo skyline più bello del mondo. Finalmente insieme.
Lui, il maratoneta, e lei, la sua medaglia di New York.

Antonio